Visitare la villa vi farà compiere un viaggio nella storia dell’arte degli ultimi quattro secoli

Le visite sono momentaneamente sospese

in ottemperanza al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 novembre 2020

…non vediamo l’ora di poter di nuovo accogliere i nostri visitatori

E’ richiesta la prenotazione

Gli ampi spazi di Villa Molin permettono di visitare la villa e il parco in sicurezza
e godere della bellezza e dell’armonia che dimore storiche e giardini incantati possono offrire

La villa segue tutte le norme previste in base alle direttive anticontagio
raccomandiamo l’uso di mascherina e verrà misurata la temperatura, la prenotazione è obbligatoria

visita libera € 10,00 a persona – visita guidata € 13,00 a persona (bambini sotto gli 8 anni gratis)

Il pagamento può essere eseguito in loco o tramite bonifico: IBAN IT71U0511612100000000011034

(intestatario: IL DECUMANO SRL causale: VISITA VILLA MOLIN, indicare il codice fiscale di chi effettua il bonifico)

Il parcheggio è interno per tutti gli ospiti

info: 3332557510

Vi invitiamo a cliccare qui per seguirci in una visita virtuale 

Il committente: l’ambasciatore della Serenissima Nicolò Molin

La villa fu edificata nel 1597 da Niccolò Molin, Savio di Terraferma, ambasciatore della Serenissima presso il Granducato di Toscana e presso la corte d’Inghilterra, marito della figlia del doge Marino Grimani e di Morosina Morosini.

La famiglia Molin diede alla repubblica di Venezia molti uomini illustri, saggi e valorosi nella politica e nelle armi e virtuosi prelati.
I patrizi veneziani gareggiavano tra loro con la costruzione delle sontuose residenze, quindi, quando Niccolò decise di costruire una villa di campagna per rendere omaggio alla propria famiglia chiamò il più importante architetto del suo tempo a Venezia: Vincenzo Scamozzi, autore delle Procuratie Nuove in piazza San Marco e continuatore di alcuni progetti di Palladio.

La decisione di coinvolgere Scamozzi e la rappresentatività degli esiti ricercati, che rendono la residenza simile alle case degli antichi, testimoniano la volontà di elevarsi al più alto livello della scala sociale e di fondervi soluzioni delle architetture di villa con altre consuete nella dimensione urbana.

La mano sapiente ed esperta del suo progettista,  ha disegnato volumi nitidi ed eleganti ed una planimetria dalla straordinaria coerenza geometrica nella quale le decorazioni a stucco e ad affresco si incontrano con grande armonia

Le nobili famiglie che abitarono Villa Molin: Capodilista, Conti, Dondi Dall’Orologio

Molte tra le più importanti famiglie nobili di Padova, nei secoli, tramite matrimoni e passaggi di proprietà risiedettero nella villa. Dopo i Molin la villa passò ai Capodilista e quando il ramo della famiglia si estinse passò ai Conti nel 1672. A loro si devono gli affreschi del salone centrale, come testimoniano gli scudi presenti nella volta del salone.

Nel 1748 fu ospitato il Vescovo di Padova, Carlo Rezzonico, che divenne Papa Clemente XIII

Nel 1772 la famiglia Capodilista riacquistò la villa e realizzò gli splendidi stucchi delle sale al piano primo.

Il cervo rosso, simbolo dei Capodilista, si ritrova sulle porte del piano terra e in altri elementi decorativi come gli scudi raffigurati agli angoli della volta del salone, che raccontano dei matrimoni tra i Capodilista e altre famiglie nobili.

Tramite passaggi di proprietà e matrimoni passò ai Dondi dell’Orologio.

Il prestigio della villa nel 1900 e il restauro di Igino Kofler

Nel 1918, quando Padova divenne la “capitale al fronte” del regno d’Italia, vi si riunirono gli alti comandi militari e  fu sede di alcuni incontri che portarono all’armistizio firmato il 3 novembre presso la vicina villa Giusti.

Nel 1955 fu acquistata dall’industriale Igino Kofler, che realizzò importanti interventi di ripristino che riportarono la villa al suo antico splendore.

Il restauro di Kofler riportò alla luce gli affreschi originali, eliminando alcuni decori ottocenteschi non coerenti con la struttura e l’originale visione della villa.

 

Gli affreschi barocchi del maestoso salone

Gli affreschi sono attribuiti a Pietro Antonio Cerva (1640-1683 circa).

Nel salone centrale virtuali architetture, dipinte in prospettiva, ricoprono per intero le pareti e la volta, creando un insieme di grandiosità che ricorda le aule termali romane studiate in gioventù da Scamozzi.

Una reale balaustra lignea, dipinta a imitazione del marmo, individua i diversi piani e abbraccia tutto lo spazio.

Al di sotto di questa scanalate lesene doriche inquadrano gli archi d’accesso.

La policromia accentua la varietà e l’illusione di profondità degli spazi. Sopra la balaustra, le architetture virtuali propongono colonne ioniche di marmorino verde con capitelli e basi dorate.

Nicchie e cammei ovali in monocromo violetto abbracciano e sovrastano le quattro porte centrali.

Vi si narrano episodi della vita di Enea, il più valoroso dei Troiani dopo Ettore.

Musici, dame e cavalieri sono ritratti sulla volta e sembrano affacciarsi verso la sala come ad accogliere e intrattenere chi vi entra.

Gli stemmi delle famiglie Capodilista e Conti sono sui quattro angoli.

Nelle quattro vele sono raffigurati quattro putti contro un cielo azzurro, che rappresentano le quattro stagioni e ci ricordano che le ville venete sono meravigliose case di campagna che vivono del passare delle stagioni.

Nel riquadro al centro sono raffigurati Aurora e Titone, sotto lo sguardo di Diana e di due amorini.

L’affresco racconta il mito secondo il quale la splendida dea Aurora si innamorò del mortale eroe troiano Titone e del loro eterno e tormentato amore.

Nei quattro vestiboli voltati a botte, le sovrapporte sono ornate da cartigli con vedute di ville della famiglia Capodilista, compresa Villa Molin.

I vestiboli formano con il magnifico salone  la croce greca e le loro ampie finestre si aprono sul paesaggio circostante inquadrando i colli euganei, il parco e il fiume.

Gli affreschi hanno colori, luminosi e dorati movimentando il ricco telaio architettonico e i giochi prospettici ne fanno uno straordinario esempio di pittura barocca.

Il salone diventa il luogo comune di rappresentanza e di ritrovo, ideale vastissimo e fresco soggiorno estivo, riparato ed elegantemente decorato.

I quattro appartamenti padronali agli angoli della villa sono stati decorati con leggeri e delicati stucchi nel tardo settecento dalla famiglia Capodilista.

Sulle pareti e sul soffitto si rincorrono eleganti fiori, tralci e camei caratterizzando ogni stanza con un colore diverso.

Lampadari in vetro e arredi antichi completano la dimora dando un carattere vivo e accogliente a tutte le stanze.

I capitelli scamozziani del pronao

L’elegante pronao ionico si erge maestoso sulla via e si riflette su canale Battaglia.

Sul frontone è posto lo stemma in pietra della famiglia Molin, raffigurante la ruota di mulino.

Gli originali capitelli diagonali di cui sono adorne le colonne sono noti come “capitelli scamozziani” e sono ispirati dal tempio di Saturno a Roma, che Scamozzi aveva visitato durante in suoi viaggi di studio in cui aveva studiato e ridisegnato le opere classiche.

La loggia appare come una sala aperta, e se si considerano le balaustre interposte alle colonne e l’impiego di capitelli ionici con volute diagonali, non sembra errato considerare il pronao una facciata che richiede una visione di scorcio, offrendosi allo sguardo dei passanti sulla via e sul canale come su una strada cittadina.
Tre statue acroteriali di stile neoclassico decorano la sommità del pronao.

Da qui Nicolò Molin e i suoi successori dominavano le loro terre, godevano di una bellissima vista sul giardino e accoglievano gli ospiti

L’importanza della villa nella storia dell’architettura

La villa ha suscitato l’interesse e l’ammirazione di importanti studiosi e architetti nei secoli: Inigo Jones, nel suo viaggio del 1613-1614, visitò villa Molin con molto interesse.

Ancora se ne rammentava nel 1636 quando in una nota ai Quattro Libri di Palladio, discuteva il rapporto fra colonne su piedistallo e balaustrate.

Dichiara infatti di prendere spunto da villa Molin per le colonne corinzie poggianti sul pavimento della loggia, senza piedistallo “come ho fatto a Greenwich, nella loggia verso il parco, e come ho visto a Ponte della Cagnia vicino a Padova in una villa del Clarissimo Molin”.

Questa soluzione venne praticata anche in molte fabbriche “palladiane” dell’Inghilterra fra XVII e XVIII (per rimanere ad alcuni esempi riportati nel Vitruvius Britannicus: da Gunnesbury House e Amesbury House fino a Wanstead di Colin Campbell), poiché permette di alzare una loggia all’antica sopra un pianterreno di buone dimensioni come richiedevano le moderne esigenze inglesi.

John Soane ritrae villa Molin in un disegno del 1780, oltre a lui molti si recheranno in Italia per ammirarne le opere d’arte e si soffermeranno sulla produzione di Scamozzi.

“Il lume naturale è uno solo, ma per vari accidenti egli può essere alterato non poco”

Vincenzo Scamozzi